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Costituzione Società

Partita IVA forfettaria 2026: requisiti, limiti €85.000, aliquote 5% e 15%

Natalina Gatti16 min di lettura

Se hai digitato partita IVA forfettaria 2026, regime forfettario requisiti o come aprire partita IVA forfettaria, stai cercando di capire se questa è la strada giusta per te e cosa comporta concretamente. La Legge di Bilancio 2026 non ha stravolto le regole del forfettario: le ha confermate nella sostanza, con qualche aggiornamento importante che riguarda chi ha anche un lavoro dipendente.

Quello che cercheremo di fare è spiegarti tutto quello che devi sapere prima di aprirla, senza semplificare troppo le parti che invece richiedono attenzione.

Le informazioni contenute nella presente guida hanno esclusivamente carattere informativo e divulgativo. Non costituiscono parere professionale fiscale, legale o contabile, né sostituiscono una consulenza specifica sul caso concreto. Le norme citate sono vigenti alla data di pubblicazione e potrebbero subire modifiche successive. L'autore declina ogni responsabilità per decisioni adottate senza preventiva verifica professionale. Prima di adottare qualsiasi decisione, ti raccomandiamo di verificare la tua situazione con un professionista qualificato. Prenota consulenza

1. Cos'è il regime forfettario e chi può accedervi

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato previsto dalla Legge n. 190/2014 per le persone fisiche che esercitano attività d'impresa, arti o professioni in forma individuale. Non è accessibile alle società (SRL, SPA, snc, sas), ma solo a chi lavora come persona fisica con partita IVA.

È chiamato "forfettario" perché non si deducono le spese effettive: il reddito imponibile si calcola applicando al fatturato un coefficiente di redditività prestabilito in base al codice ATECO dell'attività svolta. Se sei un consulente (coefficiente 78%), su €50.000 di fatturato il tuo reddito imponibile sarà €39.000. Se vendi prodotti al dettaglio (coefficiente 40%), su €50.000 sarà €20.000. Il coefficiente tiene conto, in modo forfettario, dei costi tipici di ogni settore.

Accedono al forfettario due categorie distinte:

I liberi professionisti (consulenti, grafici, programmatori, traduttori, fisioterapisti, medici senza cassa professionale e molti altri) che svolgono attività intellettuale. Non si iscrivono alla Camera di Commercio. Contributi INPS alla Gestione Separata o alla cassa dell'ordine.

Le ditte individuali (artigiani, commercianti, piccoli produttori) che svolgono attività commerciale o artigianale. Si iscrivono alla CCIAA. Contributi INPS alla Gestione Artigiani o Commercianti, con un minimale fisso annuo.

Per i dettagli specifici sulla ditta individuale (CCIAA, INPS artigiani/commercianti, regime ordinario), leggi la guida dedicata. Questa guida si concentra sul regime fiscale forfettario in quanto tale, valido per entrambe le categorie.


2. I limiti di ricavi: €85.000, €100.000 e la soglia dipendenti a €35.000

La soglia principale: €85.000 di ricavi annui

Per accedere al regime forfettario nell'anno N devi aver avuto ricavi o compensi non superiori a €85.000 nell'anno N-1. Se nel 2025 hai fatturato €84.000, nel 2026 sei forfettario. Se hai fatturato €86.000, nel 2026 sei fuori.

Tre dettagli importanti che molti ignorano:

  • si sommano i ricavi di tutte le attività svolte con la stessa partita IVA, anche con codici ATECO diversi
  • si conta il fatturato incassato (principio di cassa), non quello fatturato
  • se apri la partita IVA durante l'anno, il limite va ragguagliato ai giorni effettivi. Apertura al 1° luglio 2026: il limite non è €85.000 ma circa €42.500

La soglia anti-elusione: €100.000

Se durante l'anno in corso superi €100.000 di ricavi, esci immediatamente dal regime forfettario, non dall'anno successivo, ma nello stesso anno. Devi iniziare ad applicare l'IVA a partire dall'operazione che determina lo sforamento. Introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 e confermata per il 2026.

Cosa succede tra €85.000 e €100.000? Rimani in forfettario per l'anno in corso, ma esci dal regime dall'anno successivo.

La soglia per dipendenti e pensionati: €35.000

La Legge di Bilancio 2026 ha confermato per un ulteriore anno l'innalzamento a €35.000 per i redditi da lavoro dipendente o pensione. Se nel 2025 hai percepito uno stipendio lordo di €34.000, nel 2026 puoi aprire o mantenere la partita IVA forfettaria. Se hai percepito €36.000, sei escluso.

La soglia "naturale" è €30.000: l'innalzamento a €35.000 è una proroga annuale, non una modifica strutturale. Va monitorata ogni anno.


3. Le cause di esclusione: le trappole meno note

Oltre al limite di ricavi, ci sono cause di esclusione che molti scoprono tardi.

Partecipazione in società di persone o imprese familiari. Se sei socio di una SNC, SAS o di un'impresa familiare, non puoi accedere al forfettario. Punto, senza eccezioni.

Controllo diretto o indiretto di una SRL che svolge attività riconducibile alla tua. Se controlli (direttamente o tramite familiari) una SRL e la tua attività forfettaria è simile a quella della SRL, sei escluso. Se invece la SRL fa tutt'altro, puoi coesistere. La verifica richiede attenzione: l'Agenzia delle Entrate guarda al codice ATECO e al rapporto economico tra le due attività.

Fatturazione prevalente verso ex datore di lavoro. Se fatturi più del 50% del tuo totale all'ex datore di lavoro degli ultimi due anni, sei escluso. Norma pensata per evitare la trasformazione di rapporti di lavoro dipendente in finte partite IVA.

Spese per collaboratori superiori a €20.000 annui lordi. Se paghi dipendenti o collaboratori per più di €20.000 all'anno, esci dal forfettario dall'anno successivo.

Attività con regimi IVA speciali. Vendita beni usati, agricoltura in regime speciale, agenzie di viaggio: regimi IVA incompatibili con il forfettario.


4. Come si tassa il reddito: coefficienti, 5% e 15%

Il calcolo si fa in tre passaggi.

Primo: reddito imponibile. Fatturato annuo × coefficiente di redditività del tuo codice ATECO. I coefficienti vanno dal 40% (commercio al dettaglio) all'86% (costruzioni). I professionisti, consulenti e la maggior parte delle attività intellettuali hanno tipicamente il 78%.

Secondo: deduzione contributi INPS. Dal reddito imponibile puoi sottrarre i contributi previdenziali obbligatori versati durante l'anno. Non ci sono altre deduzioni: niente affitto, niente computer, niente trasferte. Solo i contributi INPS o della cassa professionale.

Terzo: imposta sostitutiva. Sul reddito netto (imponibile meno contributi) si applica:

  • 15% per chi è già in attività o ha riaperto dopo una precedente
  • 5% per i primi cinque anni di nuova attività, a condizione di non aver esercitato attività d'impresa, arte o professione nei tre anni precedenti e a condizione che l'attività non sia la mera prosecuzione di un'attività precedente

Esempio pratico. Consulente marketing (codice ATECO 73.11, coefficiente 78%), €40.000 di fatturato, €5.000 di contributi INPS versati, nuovo attività al primo anno:

  • Reddito imponibile: €40.000 × 78% = €31.200
  • Reddito netto: €31.200 − €5.000 = €26.200
  • Imposta al 5%: €26.200 × 5% = €1.310

Con aliquota ordinaria al 15%, la stessa situazione porterebbe a €3.930 di imposte. In regime ordinario con IRPEF a scaglioni (23% fino a €28.000, 33% da €28.000 a €50.000), lo stesso reddito netto di €26.200 costerebbe circa €6.000 di imposte. Il vantaggio del forfettario nei primi anni è evidente.


5. I contributi INPS: quanto si paga e lo sconto del 35%

I contributi previdenziali si pagano indipendentemente dal regime fiscale. Ma il forfettario dà diritto a una riduzione importante.

Gestione Separata INPS (liberi professionisti senza cassa professionale): aliquota al 26,07% del reddito imponibile. Nessun minimale fisso: si paga solo su reddito prodotto. Per chi inizia e guadagna poco, è la struttura più leggera.

Gestione Artigiani INPS (ditte individuali artigianali): contributo fisso circa €4.521 annui per redditi fino a €18.808, poi 24% sulla parte eccedente. Il minimale si paga anche se il reddito è zero: è la voce che spesso sorprende chi apre una ditta artigianale con fatturati bassi.

Gestione Commercianti INPS (ditte individuali commerciali): contributo fisso circa €4.612 annui per redditi fino a €18.808, poi 24,48% sulla parte eccedente.

Lo sconto del 35%: chi è in regime forfettario può richiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS inviando comunicazione all'INPS entro il 28 febbraio di ogni anno. Vale per artigiani e commercianti (non per la Gestione Separata). Su un minimale di €4.521 il risparmio annuo è circa €1.582. Il contro: contributi ridotti significano pensione futura più bassa. Una valutazione che dipende dagli obiettivi a lungo termine di ciascuno.

Casse professionali (avvocati, commercialisti, medici con cassa propria): il contributo va alla cassa con le regole specifiche di ogni ordine. Lo sconto del 35% non si applica.


6. Come si apre in pratica

L'iter è diverso a seconda che tu sia libero professionista o ditta individuale.

Libero professionista (attività intellettuale, senza iscrizione CCIAA):

  1. Scegliere il codice ATECO corretto: sbagliarlo significa applicare il coefficiente sbagliato per anni
  2. Compilare il modello AA9/12 dell'Agenzia delle Entrate
  3. Presentare online tramite il sito AdE (SPID o CIE) o tramite intermediario
  4. La partita IVA viene assegnata lo stesso giorno. Costo: zero

Ditta individuale (attività commerciale o artigianale):

  1. Dotarsi di PEC personale e firma digitale
  2. Compilare la Comunicazione Unica (ComUnica) che integra: apertura partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese CCIAA, iscrizione INPS gestione artigiani/commercianti, comunicazione INAIL
  3. Eventuali comunicazioni aggiuntive al Comune (SCIA per alcune attività)
  4. Costi totali: €300–800 tra diritti camerali, bolli e commercialista

In entrambi i casi, aprire un conto corrente dedicato (non obbligatorio ma fortemente consigliato) separa le finanze personali da quelle professionali e semplifica enormemente la gestione fiscale.


7. Gli obblighi che rimangono

Il forfettario semplifica, ma non elimina tutti gli adempimenti.

Fattura elettronica obbligatoria. Dal 2024 tutti i forfettari, senza eccezioni, emettono fatture elettroniche tramite SDI. Serve registrarsi al portale AdE o usare un software di fatturazione (gratuito con il portale AdE, a pagamento con strumenti più comodi).

Dichiarazione dei redditi annuale: modello Redditi PF, quadro LM. Scadenza ordinaria 30 novembre.

Versamento dell'imposta sostitutiva in acconto (novembre) e saldo (giugno dell'anno successivo). Nel primo anno di attività si è esonerati dall'acconto.

Conservazione documenti per 10 anni: fatture emesse, ricevute di pagamento, estratti conto bancari. Non si tiene un registro IVA, ma tutta la documentazione va conservata.

Registro degli incassi. Il reddito si calcola su base di cassa: conta quando il cliente paga, non quando si emette la fattura. Tenere traccia delle date di incasso è fondamentale per evitare errori nel calcolo dell'imposta.


8. Quando il forfettario non conviene più

Il forfettario conviene quasi sempre per chi inizia, per chi ha fatturati contenuti e per chi ha costi aziendali trascurabili. Ma ci sono situazioni in cui conviene valutare un cambio.

Quando i costi effettivi superano il forfait. Se hai €60.000 di costi deducibili su €80.000 di fatturato, il forfettario ti tassa su €80.000 × coefficiente invece che sul reddito reale di €20.000. In questo scenario la ditta in ordinario o la SRL possono essere molto più convenienti.

Quando stai assumendo personale significativo. Superare €20.000 di spese per collaboratori significa uscire dal forfettario. Se il business cresce in questa direzione, meglio pianificare il passaggio in anticipo.

Quando il fatturato si avvicina ai €85.000. Avvicinarsi alla soglia richiede un'analisi seria: valutare se convenga rimanere forfettario (con eventuale uscita nell'anno successivo), passare alla ditta ordinaria, o costituire una SRL. Non esiste una risposta universale: dipende dal tipo di costi, dalla struttura del business e dagli obiettivi.

Quando si vuole assumere un ruolo nella propria SRL. Se costituisci una SRL e sei socio con funzioni di amministratore, non puoi più restare in forfettario se l'attività della SRL è riconducibile alla tua partita IVA individuale. La pianificazione preventiva con il commercialista evita brutte sorprese.

Se stai valutando se aprire o mantenere la partita IVA forfettaria e hai dubbi sulla tua situazione specifica, puoi richiedere una consulenza allo studio.


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